MILLE CARENE – IL PODCAST DEI CANTIERI NAVALI DI SESTRI – EPISODIO 11 – LE CIME A BORDO NON SONO TUTTE UGUALI
Nella storia e nel panorama nautico i cordami sono sempre stati parte essenziale per il governo del mezzo. Sia per i mezzi a motore che per quelli a vela (soprattutto).
Mentre nei primi i cordami servono solo per ormeggiare o fissare qualcosa a bordo, nelle barche a vela sono indispensabili per il governo dell’imbarcazione.
Ma quali criteri regolano i cordami di bordo?
Intanto li suddivideremo in due categorie principali:
- Manovre fisse (i cordami che non si toccano quasi mai, come il sartiame che tiene su l’albero, ora in acciaio ma tempo addietro in tessile, con un ritorno odierno alle fibre sintetiche)
- Manovre correnti (i cordami coi quali abbiamo un rapporto diretto e continuo) e tra questi vi sono:
- Drizze.
- Scotte.
- Cime per ormeggio.
La drizze, dal nome stesso, servono a drizzare o rizzare le vele, issarle, tirarle su insomma e soprattutto mantenerle in posizione. Visto che le cime in genere sono soggette ad elasticità intrinseca del materiale (da qui la scelta di una treccina di acciaio per alcune drizze) per la drizza dovremmo optare per un materiale poco allungabile. Ora la produzione (soprattutto cinese) propone cime con anima in materiali con allungamento pari quasi a zero. Per un velista, soprattutto in regata, non è confortevole né performante avere una vela sempre floscia sull’inferitura a causa della drizza che, seppur bloccata, continua a cedere.
Le scotte sono invece manovre correnti da maneggiare o direttamente o previo passaggio nei winch. In ogni caso, essendo le cime per la regolazione delle vele, sono soggette a continui aggiustamenti e quindi l’allungamento in sé ci interessa poco, punteremo invece sul diametro adeguato e alla loro morbidezza. (avere una scotta randa sottile e robustissima non farà altro che peggiorare la prestazione in quanto taglierà le mani).
Su una barca da regata di medie dimensioni non sarà difficile trovare una trentina di regolazioni ognuna con una cima dedicata, spesso duplicata ai due lati della barca per facilitare le manovre da sopravvento. Quindi anche il peso è importante perché alla fine ci portiamo a bordo chilometri di cime che, bagnate, pesano parecchio, quindi si cercano sempre diametri più sottili a parità di resistenza al carico.
Le cime d’ormeggio saranno invece acquistate puntando all’elasticità, alla robustezza, alla possibilità di poterle impiombare e magari alla galleggiabilità, per non finire nell’elica durante le manovre.
Ma quali sono i materiali migliori per i cordami di bordo?
- Il Poliestere
- Il Nylon (poliammide)
- Il Polipropilene
Il poliestere:
“Il Poliestere è una fibra sintetica che viene utilizzata principalmente nel settore tessile. È un polimero che deriva da materiali di riciclo e di scarico o dalla fermentazione batterica. Le caratteristiche principali di questo materiale sono la resistenza, l’elasticità e l’idrorepellenza”. In poliestere, per rimanere in ambito nautico, vengono realizzati tutti i tessuti delle cuscinerie, dei tendalini, dei vari copri boma, cagnari ecc… dei capi d’abbigliamento sportivi e via discorrendo.
Nell’ambito del cordame è senza dubbio il più usato e il più economico e ha un ottimo rapporto qualità/prezzo. Inoltre è disponibile in diverse associazioni di materiali, calza esterna in poliestere e anima interna in altro materiale. Si presta ad ogni uso a bordo di imbarcazioni amatoriali, ma non in regata per via dell’allungamento e del peso.
Il Nylon:
Nel 1931 la Cina cessò la sua fornitura di seta per gli USA per colpa del Giappone già ai ferri corti con gli USA e i tecnici della Du Pont si misero al lavoro in laboratorio per creare una fibra simile alla seta per i paracadute militari. La guerra era in arrivo. Qualche anno dopo, nel 37 nacque il Nylon. La leggenda narra che il nome sia l’acronimo di “now you lose old nippon”. (Ora avete perso vecchi giapponesi) ma al di là delle note folcloristiche, il nylon fu un enorme successo.
“Di nylon non ce n’è uno solo. In realtà è una famiglia di polimeri detti poliammidi, ricavati dal petrolio.
Si tratta di macromolecole organiche ottenute a partire da un elevato numero di molecole più piccole, i monomeri, attraverso un processo di polimerizzazione.
Tutti i nylon oggi sono utilizzati come fibre tessili e sono presenti in moltissimi capi di abbigliamento – dall’intimo alle calze, dagli impermeabili ai piumini, dai costumi da bagno alle giacche a vento – e in tanti tessuti per usi civili, industriali e militari”. (https://best5.it/post/nylon-la-fibra-sintetica-rivoluzionaria-piu-80-anni/)
E’ robusta, tenace, elastica, stabile al lavaggio, resiste a muffe, batteri e insetti, non teme l’alcol, non è tossica, tollera il ferro da stiro e fonde a 250 gradi.
Brevettata nel 1937, è commercializzata per la prima volta nel 1938 con lo slogan “resistente come l’acciaio, delicata come una ragnatela”.
Il polipropilene:
Materiale poco pregiato ma con caratteristica di elasticità e allungamento unici, ideale per traini, per la ciambella di salvataggio, per le cime dei corridoi di lancio, per le boe, per cima da tonneggio prima di utilizzare quella definitiva in Nylon. Non affonda e questo la rende immune dalle eliche a differenza delle altre, non si inzuppa ma è difficile da tenere in ordine (tende ad aggrovigliarsi subito), non si riesce a giuntarla senza sfilacciarla. In genere sono arancioni.
La chimica moderna negli ultimi 20 anni ci ha regalato dei materiali esotici di altissimo profilo, prima il Dacron poi lo Spectra, poi il Dyneema, ora il PBO. Sono materiali raffinatissimi con componenti tecnologiche al top, con un’affidabilità senza paragoni e un carico di rottura (a parità di spessore) che può arrivare a 7 volte l’acciaio. Inoltre, non temono tanto i raggi UV come le concorrenti più povere, non si inzuppano e ovvio, pesano pochissimo perché i diametri sono ridottissimi. Non c’è che dire, il top. D’altra parte tutta questa tecnologia si paga, in genere il triplo.
Deciderete voi in base alle vostre velleità quali cime acquistare.
