MILLE CARENE – IL PODCAST DEI CANTIERI NAVALI DI SESTRI – EPISODIO 32 – Accessibilità in barca: Disabilità e navigazione
Il mare è uno spazio aperto. Non ha barriere, non ha confini visibili, non ha gradini. Eppure, per molte persone, arrivarci e viverlo davvero non è così semplice.
Oggi parliamo di accessibilità in barca. Di disabilità e navigazione. Di un tema che non riguarda solo l’inclusione, ma anche il modo in cui pensiamo il mare e chi può viverlo.
Perché andare per mare non dovrebbe essere un privilegio. Dovrebbe essere una possibilità.
Quando immaginiamo una barca, spesso la pensiamo come uno spazio ristretto, tecnico, a volte anche scomodo. Scale ripide, passaggi stretti, superfici instabili. Tutti elementi che, per una persona con disabilità motoria, possono rappresentare ostacoli significativi.
Ma la verità è che la nautica, negli ultimi anni, sta cambiando.
Sempre più cantieri e progettisti stanno lavorando su soluzioni accessibili: passerelle più larghe e stabili, gruette per facilitare l’imbarco, spazi interni ripensati per consentire movimenti più fluidi anche con una sedia a rotelle. I comandi di bordo, in alcune imbarcazioni, sono centralizzati e gestibili con facilità, riducendo la necessità di spostarsi continuamente.
E poi ci sono i progetti dedicati. Barche pensate fin dall’inizio per essere inclusive. Senza compromessi, ma con una visione chiara: il mare è di tutti.
Ma accessibilità non significa solo adattamenti strutturali.
Significa anche competenze, sensibilità, formazione dell’equipaggio.
E qui entrano in gioco le storie.
Una delle realtà più interessanti in Italia è Hansa Sailing Italia, che promuove la vela per persone con disabilità attraverso imbarcazioni progettate appositamente.
Le barche della classe Hansa sono stabili, sicure, e soprattutto pensate per essere condotte anche da chi ha mobilità ridotta. Alcuni modelli permettono di governare completamente la barca con una sola mano, oppure con sistemi joystick.
Ci sono persone che, grazie a queste imbarcazioni, hanno iniziato a navigare in autonomia dopo anni in cui pensavano fosse impossibile. Non solo come passeggeri, ma come veri skipper.
E poi c’è una storia che arriva dal largo, e che ha fatto il giro del mondo.
Quella di Andrea Stella, fondatore del progetto Lo Spirito di Stella.
Dopo un incidente che lo ha reso paraplegico, Andrea ha deciso di tornare in mare. Ma non da solo: ha voluto creare una barca completamente accessibile.
È nato così un catamarano senza barriere, dove ogni spazio è progettato per essere fruibile anche da chi si muove in sedia a rotelle. Niente gradini, percorsi fluidi, postazioni di comando accessibili.
Con questa barca, Andrea Stella ha attraversato oceani, portando a bordo persone con disabilità provenienti da tutto il mondo. Militari feriti, civili, uomini e donne con storie diverse, ma un’esperienza comune: tornare a sentirsi liberi.
E non si tratta solo di navigazione.
Per molti di loro, è la prima volta dopo anni in cui possono muoversi senza ostacoli, partecipare attivamente, sentirsi parte di un equipaggio.
Queste storie ci dicono una cosa importante.
Che il limite, spesso, non è nel mare. È nel modo in cui costruiamo l’accesso al mare.
Pensiamo anche alla disabilità visiva.
In diversi progetti di vela inclusiva, persone non vedenti partecipano attivamente alla conduzione della barca. Il vento si ascolta, le vele si regolano seguendo indicazioni vocali, il timone si gestisce con il supporto dell’equipaggio.
Non è un’esperienza ridotta. È un’esperienza diversa. Più sensoriale, più profonda.
E lo stesso vale per le disabilità uditive: comunicazione visiva, gesti, segnali. La barca diventa un luogo dove si costruiscono nuovi linguaggi.
E poi c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato: il valore terapeutico del mare.
La navigazione può avere effetti profondamente positivi sul benessere psicofisico. Riduce lo stress, migliora la concentrazione, stimola la coordinazione e il senso di equilibrio. Per molte persone con disabilità, il mare rappresenta uno spazio di libertà, dove i limiti quotidiani si attenuano.
La vela, in particolare, è uno degli sport più accessibili in assoluto. Può essere adattata a diversi livelli di abilità, permette di lavorare in squadra e sviluppa autonomia e fiducia.
Non è raro vedere equipaggi misti, dove persone con e senza disabilità navigano insieme, senza differenze. O meglio, con differenze che diventano risorse.
E questo ci porta a una riflessione importante.
L’accessibilità non è solo una questione tecnica. È una questione culturale.
È il modo in cui guardiamo agli altri. È la capacità di progettare pensando a tutti, non solo a chi rientra in uno standard.
In barca, questo si traduce in piccoli gesti: lasciare spazio, avere pazienza, comunicare con chiarezza, essere pronti ad adattarsi.
Perché il mare, alla fine, insegna proprio questo.
Che siamo tutti sulla stessa barca.
E che la navigazione è, prima di tutto, collaborazione.
Certo, ci sono ancora molte sfide. Non tutte le imbarcazioni sono accessibili. Non tutti i porti sono attrezzati.
Ma il cambiamento è in corso.
E passa anche da qui. Dal raccontare storie come queste.
Se hai una barca, puoi fare qualcosa. Se lavori nel settore nautico, puoi contribuire a diffondere buone pratiche. Se ami il mare, puoi scegliere esperienze inclusive.
E se hai una disabilità, sappi che il mare può essere anche tuo.
Perché il vento non fa distinzioni. Le onde non chiedono chi sei.
E l’orizzonte è lì, aperto, per tutti.
