Mille Carene – Il Podcast dei Cantieri Navali di Sestri – Episodio 1 – Il Teak

Il teck (o teak): il legno eccellente.

La cantieristica navale in occidente ha sempre cercato i migliori materiali adatti all’uso nautico. Si è passati alla rassegna di tutte le essenze europee, alcune delle quali ottime.  Così, dalle ossature in castagno, larice, olivo, quercia e rovere e dai fasciami e alberature in legni di abete, spruce, pino e douglas, tutte essenze europee, col tempo si è passati all’utilizzo di essenze estere: mogani in genere, ma soprattutto teck.

La scelta del legno per la costruzione nautica dipende da diversi fattori, tra cui resistenza, la durata e la capacità di resistere agli agenti atmosferici e all’acqua salata.

Alcuni dei legni comunemente utilizzati nella costruzione nautica sono:

  1. Teak: conosciuto per la sua resistenza all’acqua salata, al deterioramento e agli insetti, il teak è spesso utilizzato per ponti, pontili e interni di imbarcazioni di alta qualità.
  2. Iroko: questo legno africano è simile al teak in termini di aspetto e resistenza. È resistente all’acqua salata e all’usura.
  3. Mogano: legno popolare per la costruzione di imbarcazioni di lusso, il mogano è leggero, resistente e ha una bella finitura tendente al rosso.
  4. Cedro rosso occidentale: legno leggero con buone proprietà di resistenza all’acqua. È spesso utilizzato per la costruzione di imbarcazioni leggere.
  5. Douglas: legno resistente e leggero, utilizzato per strutture di scafi e alberi.
  6. Abete bianco: altro legno leggero, resinoso e durevole spesso utilizzato nei fasciami. Tuttora usato soprattutto nel settore della pesca in quanto economico, tenero e facilmente lavorabile.
  7. Larice: questo legno è conosciuto per la sua resistenza e durabilità. È spesso utilizzato per la costruzione di scafi.
  8. Legno compensato marino: anche se non è un tipo di legno in sé, il compensato marino è un materiale composto da strati di legno incollati con colle impermeabili. È ampiamente utilizzato nella costruzione nautica per la sua resistenza all’acqua.
  9. Acajou: conosciuto anche come mogano africano, è un’alternativa più economica al mogano.
  10. Alaska Yellow Cedar: un legno leggero e resistente con buona resistenza all’acqua, spesso utilizzato per copertine e pannelli interni.
  11. Ciliegio: usato soprattutto per gli arredi interni per il suo colore delicato e il suo eterno profumo.

 

Gli alberi da legname come tutti gli alberi, hanno una importante suddivisione all’interno del tronco che determina la successiva lavorazione:

 

Alburno:

Definizione: l’alburno è la parte più esterna e più giovane del tronco dell’albero, situata appena sotto la corteccia.

Caratteristiche: è generalmente più chiara, più morbida e meno densa rispetto al durame. L’alburno è responsabile della crescita annuale dell’albero. Durante la stagione di crescita, l’alburno è più attivo e contiene più acqua, rendendolo meno resistente agli insetti e ai funghi del durame.

Ruolo: l’alburno è coinvolto nel trasporto dell’acqua, dei nutrienti e dei carboidrati attraverso l’albero.

Durame:

Definizione: il durame è la parte interna più vecchia del tronco dell’albero, situata più vicino al centro.

Caratteristiche: solitamente più scuro, più duro e più denso dell’alburno. Contiene cellule morte e ha una maggiore concentrazione di sostanze chimiche che lo rendono più resistente agli agenti atmosferici, agli insetti e ai funghi.

Ruolo: il durame fornisce la struttura e la stabilità all’albero, inoltre accumula legno più antico che può essere più adatto per la lavorazione a lungo termine.

La distinzione tra alburno e durame è spesso visibile in sezioni trasversali di un tronco. Mentre l’alburno è più chiaro e spesso presenta cerchi annuali più ampi, il durame mostra colori più scuri e cerchi annuali più stretti. La parte interna più scura e più dura del durame è spesso quella utilizzata per la produzione di legno pregiato.

Il più famoso e il più caro è sicuramente il legno di teck, un tipo di magnolia gigantesca, ha delle caratteristiche che lo rendono il migliore per la costruzione (non solo nautica).

Le caratteristiche del teck sono uniche nel suo genere. È un legno durissimo, ma facilmente lavorabile, adatto anche per la costruzione di fortini (resiste alle cannonate) ed è inattaccabile dai parassiti. Per chiudere in bellezza, la stessa resina oleosa che lo protegge dalle termiti e dai parassiti, lo rende anche eternamente impermeabile all’acqua. Inoltre ha frutti e fiori commestibili e dolci. È un albero alto fino a 30 metri con diametri che possono arrivare a 2 metri  e costituisce una risorsa incredibile per le popolazioni locali. Le sue foglie sono larghe sino a 60 centimetri ed esistono anche usi medicinali di questa pianta, insomma, non si butta niente.

Ha un peso specifico molto alto, galleggia a pelo d’acqua, ma questo non ne mina le caratteristiche meccaniche e fisiche.

Da dove viene e come viene coltivato?

In base all’origine si presenterà con un colore e una consistenza diversa.

  • Il teck naturale da foresta, (Birmania, India, Thailandia).
  • Il teck da piantagione: Costa d’avorio, Tanzania, Nigeria, Camerun, Togo, Benin.
  • Il teck di recupero da demolizioni.

Va da sé che il teck naturale ha una colorazione e una ricchezza di olio uniche nel suo genere ma la deforestazione del nostro ambiente è un’urgenza dalla quale non possiamo sottrarci.

 “L’alburno del teak è chiaro, mentre il durame è bruno-dorato, con venature verdastre, a volte nere e grigie. Al tatto ed alla vista appare oleoso e con un caratteristico odore di cuoio vecchio. Contiene un’apprezzabile percentuale di silice ed è refrattario all’impregnazione, anche in autoclave.

La sua essiccazione all’aria è un processo piuttosto semplice, particolarmente per i fusti ai quali è stata praticata “l’anellatura di base”. L’operazione, che viene effettuata ogniqualvolta si vogliano rendere i tronchi più galleggianti per farli fluitare facilmente, consiste nell’asportare un anello di corteccia in prossimità della base dell’albero per provocarne la morte in piedi. L’alimentazione risulta così interrotta avendo tagliato i canali principali di ascesa. Probabilmente l’effetto combinato di uno “svuotamento” del fusto, per gravità unito al consumo da parte delle foglie di ciò che rimane ancora a loro disposizione rende possibile una certa “pulizia” del tronco, che si libererà da molte sostanze coloranti assumendo, all’atto della segagione, un aspetto cromatico meno variegato.” (Wikipedia)

Non è raro infatti vedere coperte di teck di colore diverso, alcune tendono al giallino, soprattutto se nuove, alcune hanno note bronzee / verdastre, altre (quelle vecchie, non trattate) grigio cenere.

La manutenzione del teck non è difficile, richiede però costanza e un po’ di sforzo, soprattutto se non siete stati costanti negli anni precedenti.

Avrete senz’altro visto qualche film dove la ciurma, sotto le grida del comandante, strofinava i ponti dei velieri con spazzola e acqua di mare. Sicuramente un efficace metodo per pulire ma da non imitare in quanto i nostri inserti di legno oggi sono solo decorativi come dicevamo e spessi non più di qualche millimetro contro i 4 o 5 centimetri delle tavole di allora.

Il lavaggio va effettuato nel seguente modo:

  • Non usare idropulitrice o altri mezzi a pressione. Pena la comparsa di tutti i segni dell’acqua a pressione
  • Usare solo acqua dolce per tutto il lavaggio unita ad una spazzola o spazzolone morbido da passare trasversalmente alla venatura per non creare solchi.
  • Dopo il lavaggio, alcuni usano bagnare con acqua di mare le fibre nuove in maniera tale da rallentarne l’essicazione che come è noto scurisce la fibra.

In alternativa, la chimica ci viene incontro con una serie di prodotti specifici per il teck. Basta solo seguire le istruzioni per avere risultati eccellenti a dispetto comunque di una buona dose di fatica. Pulire una coperta non è una passeggiata in termini fisici ma i risultati sono fonte di grandi soddisfazioni.

Sicuramente la manutenzione dei legni di bordo non sarà una passeggiata e se volete preservarli a lungo con il loro profumo e la loro maestosa bellezza, affidateli a noi…

Vuoi ascoltare il nostro podcast? www.cantierisestri.it/podcast